Non si erano mai visti prima d’allora; le era stato assegnato per caso quel posto accanto al suo, sul treno per Roma.
Eppure l’aveva notato subito, ancora prima di sedersi: avrà avuto la sua età, un ragazzo sulla 20ina; fissava un punto indefinito fuori dal finestrino e muoveva le labbra come se stesse bisbigliando qualcosa.
Aveva uno sguardo smarrito, completamente privo di malizia.
Le suscitava una sensazione di tenerezza mista a curiosità.

“Scusa, sai dirmi quanto manca alla stazione di San Pietro?”

Inaspettatamente il ragazzo aveva spostato lo sguardo; si era girato, volgendosi verso di lei. Le stava facendo una domanda e forse sarebbe stato carino rispondere.

“Non molto. È un paio di fermate prima della mia; se vuoi ti avviso quando stiamo per arrivare.”
“Sì… Grazie. Devo andare a San Pietro da mio cugino Luca.”

Così c’era scritto sul foglio che il ragazzo stringeva tra le mani: “Luca”, “stazione San Pietro” e un numero di cellulare.

“Certo, non preoccuparti, ci penso io ad avvisarti.”
“Avvisarmi?”
“Sulla fermata a cui devi scendere.”

Il ragazzo riprese a fissare il foglio attentamente.
“Io scendo a san Pietro per andare da mio cugino Luca.”

A che gioco stava giocando?
“Sì, me lo hai già detto…”

“Scusami, non me lo ricordavo. Devo andare da Luca perché deve aiutarmi a risolvere un problema. Quando sono stato a Berlino ho perso le valigie…”
“Mi dispiace. E come è successo?”
“Non lo so…”
“Come fai a non saperlo?”
“Non me lo ricordo.”
” E ricordi almeno dove le hai perse?”
“Cosa?”
“Le valigie!”
“Ah, sì. Le valigie le ho perse. Sono un po’ sbadato. Dimentico le cose…”
“Che vuol dire?”
“Io… non so, non ricordo molto. Io… Faccio fatica a ricordare.”
“E cosa ricordi?”
“Qualcosa…”

Nel pronunciare l’ultima parola lui abbassò lo sguardo; lei rimase in silenzio per cercare di decifrare quanto fosse successo.
Il ragazzo era diventato improvvisamente serio ed aveva assunto un’espressione triste, quasi mortificata. La fronte adesso era corrugata, la bocca contratta.
Stringeva quel bigliettino come se fosse l’oggetto più prezioso della sua vita.

Lo sguardo continuava a cambiare di intensità. Prima sembrava concentrato, ora di nuovo vuoto. Come se la mente fosse altrove; c’era il suo corpo lì, sì, ma i pensieri sembravano abbandonarlo poco dopo aver preso forma.

Quel ragazzo non ricordava nulla. Neanche quanto detto cinque minuti prima.

In pochi istanti lei immaginò come sarebbe stata la sua vita se non fosse stata più in grado di ricordare.
I momenti trascorsi con gli amici, le chiacchiere serali con la sorella, le cene con Daniele.

Tutto sarebbe stato così labile ed effimero; ogni evento le avrebbe attraversato la vita, ma senza lasciare traccia.

Un brivido le percorse la schiena.

Lo guardò nuovamente e lo vide ripetere a bassa voce
“Qualcosa…”

Allora si rivolse nuovamente verso di lui; doveva togliersi quella curiosità che aveva assunto il peso di un macigno tra i pensieri.

“E le cose importanti? Quelle importanti te le ricordi?”
“Io… Sì, le cose importanti sì. Credo… Io… Cosa stavo dicendo?”
“Che hai perso le valigie in Germania. E che a volte dimentichi le cose. Ma quelle importanti te le ricordi.”
“Quelle importanti sì… Forse sì.”

Lo vide voltarsi verso il finestrino e accennare un piccolo sorriso al paesaggio che scorreva veloce.
“Quelle importanti sì… Forse sì.” Ripeté a bassa voce.

Rimase così qualche minuto, lasciando che il silenzio desse ad entrambi il tempo per ritrovarsi, ciascuno nella propria realtà. Lei nei suoi pensieri e lui nelle sue convinzioni, che appartenevano più al cuore che alla mente.

Ora la tristezza sembrava essergli scivolata di dosso insieme all’ultimo pensiero del momento precedente. Veloce come le immagini che scorrevano dal finestrino.
Poi si girò di nuovo verso di lei, accennando un piccolo sorriso sincero, con quell’aria che le suscitava una sensazione mista di tenerezza e curiosità.

“Scusami, sai quanto manca alla stazione di San Pietro?”

Lei lo guardò negli occhi e lo abbracciò con lo sguardo. Gli sorrise per la prima volta da quando avevano iniziato a parlare.

“Non preoccuparti, ti dico io dove scendere. Siamo quasi arrivati.”

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