“Perché mi ami?”
“Difficile da spiegare.”
“Provaci”
[sorride]
“Diciamo che i motivi sono gli stessi per cui ti sbatterei la porta in faccia”
“Wow, romantico…”
“Lo è. In qualche modo. O se non altro è ironico. Ricordi la prima volta che ci siamo visti? Quel giorno avrei solo voluto scappare lontano. Non riuscivo a guardarti negli occhi. Sentivo freddo, come se starti vicino mi rendesse vulnerabile. Volevo andarmene.”
“Perché non lo hai fatto?”
“Perché quando ti ho abbracciato ho capito che valeva la pena restare. Valeva la pena sbatterci la testa.”
“E l’hai sbattuta?”
“Inevitabilmente. È da quando ti conosco che remo controvento. Abbiamo litigato, fatto i conti coi nostri limiti. Ci siamo sputati in faccia mezze verità. Arrabbiati, offesi, scontrati, cancellati, dimenticati, ritrovati. All’inizio era doloroso, ma poi ho capito che ogni volta che cadevo trovavo un motivo nuovo per rialzarmi. Così ho riscoperto la musica, i colori, il gioco, la vita. E più riportavo alla luce il mio mondo, più imparavo a comprendere il tuo. E allora gli abbracci erano meno freddi, i baci più sinceri, le parole più spontanee, le porte meno chiuse. Non sentivo più il bisogno di scappare da te o il disagio di volermi allontanare da me.
Tutto quello che ho dovuto fare è stato accettare. Che fossimo diversi, completi, incompleti, chiusi, aperti, impauriti, coraggiosi, felici, sicuri, incerti. Lontani, ma pur sempre vicini, in continuo movimento, sospinti da un qualche sogno comune.
Ed è proprio questa l’ironia di cui ti parlavo: con te ho riscoperto che la luce può splendere davvero, sì, ma solo se c’è il buio a darle un senso.”

(Ecco perché – Alessandra Loreti)