“Non puoi lasciare quella porta socchiusa per sempre”
“Perché no?”
“Perché non servirà a nulla. Sei talmente concentrata a capire se si riaprirà, che rischi di perderti tutto il resto”
“Cosa vuoi dire?”
“Che sei lì a crogiolarti, a farti domande, accontentandoti di quel piccolo spiraglio di luce che filtra dalla fessura; e non ti sei resa conto che la luce dell’alba, entrando dalle finestre, ha già illuminato tutta la stanza.”
“Non voglio ascoltarti.”
“Perché in cuor tuo sai che ho ragione.
Senti, so bene quanto questo significhi per te.”
“Cosa sai tu?”
“So che hai creduto, sofferto, sperato, lottato. Hai amato. E ce l’hai messa tutta. Lo riconosco, davvero.
Ma, ammettilo: se quella porta avesse dovuto aprirsi, lo avrebbe già fatto.”
“Mi stai dicendo di rinunciare?”
“Ti sto dicendo di lasciar andare.”
“E cosa dovrei fare? Chiudere la porta?”
“Non è necessario. Lascia che la luce entri anche da lì. Sii grata per quello che ha rappresentato. Poi voltati e vieni qui. Guarda che meraviglia il panorama da questa finestra.”
“Credo di avere paura. Sai, per via delle vertigini…”
“Ti senti instabile?”
“Non sai quanto”
“È normale sentirsi instabili quando si è alla ricerca di un nuovo equilibrio”
“Passerà?”
“Cambierà. Gli equilibri si rompono per darci la possibilità di confrontarci coi nostri limiti. Qualcosa si rompe e nel frattempo qualcos’altro si crea. Guarda, affacciati alla finestra e, dimmi cosa vedi”

“Che ha smesso di piovere…”
“E poi?”
“Che stanno iniziando a sbocciare le rose…”

[sorride]

“Esatto! Stanno iniziando a sbocciare le rose.
E siamo solo ad aprile.”

(Alessandra Loreti – Cambio di prospettiva)